Fare una valutazione sociale: alcuni spunti

la bilancia indica il processo di valutare dell'assistente sociale

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Valutare, cioè dare valore. Non una cosa da poco… Ci si può chiedere quando e cosa valutare, e tra poco ne parlerò. Ma prima di tutto mi preme capire chi e come. Io, assistente sociale, sono chiamata a valutare: devo raccogliere elementi, rielaborarli, cucirli insieme dandogli un senso. Ma come faccio a farlo nel rispetto di chi mi sta di fronte? Come posso evitare di essere intrusiva con le mie domande e la mia presenza? Come faccio a dare un peso e un valore alle cose senza scivolare nel giudizio morale?

Parlo con le colleghe e siamo in tante ad avere vissuti negativi: ci sentiamo carabinieri (o peggio ancora guardie di finanza!), giudici, beghine… come fare diversamente?

Cominciamo con l’ammettere che la relazione AS/utente è asimmetrica. L’AS ha molto potere (legato al suo sapere professionale, all’appartenenza all’ente, alle decisioni che può prendere, ecc.) mentre l’utente è lì col suo problema, magari senza sapere bene come muoversi e senza essere in grado di usare il linguaggio “adatto”.

A me sembra che un modo per gestire responsabilmente il proprio potere sia di giocare a carte scoperte, esplicitando i propri obiettivi e le proprie prerogative. Mettere sul tavolo il fatto che siamo consapevoli di avere ruoli e poteri diversi evita confondimenti e false complicità, ed esplicita un aspetto che, ci piaccia o no, è comunque presente.

Poi diciamo anche che l’AS ha un sapere professionale, ma non è l’unico ad aver qualcosa da dire. L’utente ha un proprio sapere esperienziale che lo rende “esperto” del suo problema e della sua storia di vita. Solo lui sa cosa prova, che cosa lo fa stare male o bene, che cosa è in grado di fare e cosa no, chi può aiutarlo e come, ecc.

Quindi non è possibile valutare senza il coinvolgimento delle persone interessate. Non basta “intervistarli” per raccogliere degli elementi da valutare noi, ma occorre chiedere loro di spiegarceli, di farci vedere “i loro buoni motivi” per aver agito in un certo modo. Ben sapendo legittimare il sapere altrui non significa accogliere acriticamente quanto viene detto.

Ci sono scelte che sono indifferenti, altre che sono opinabili e altre ancora che non sono accettabili.  Per fare un esempio, se due genitori mi dicono che hanno iscritto il figlio a calcio piuttosto che a basket, la scelta è equivalente. Se mi dicono che alla sera sono i figli a decidere se e quando andare a dormire, la questione è già più controversa. Se poi mi dicono che quando la mamma va a fare la spesa è la bambina di 7 anni che sta a casa a curare il fratellino minore, allora siamo oltre ciò che può essere oggetto di opinione.

Ecco: giocare a carte scoperte e coinvolgere le persone interessate dalla valutazione, mi sembrano due elementi sensati da tenere in considerazione.

L’altra grande questione è che cosa valutiamo quando facciamo una valutazione sociale.

Nel corso della presa in carico la valutazione è la premessa per il progetto di intervento. E, a seconda del tipo di domanda portata dal cittadino, mi interessa considerare alcuni aspetti piuttosto che altri. Un conto è valutare il disagio economico, un altro è valutare il disagio di un minore o il bisogno di assistenza di un anziano. Un discorso a parte merita un tipo di valutazione particolare, quella sulle competenze genitoriali e la condizione dei minori condotta da chi si occupa di Tutela minori; qui parlerò della valutazione sociale svolta dall’a.s. comunale.

In generale, cominciamo col dire che la nostra unità d’osservazione è il nucleo familiare anagrafico, inteso come l’insieme delle persone che risiedono anagraficamente in un certo luogo. Anche se poi occorre allargare lo sguardo a quello che succede oltre e attraverso i suoi confini.

Di questo nucleo, a seconda delle necessità andrò ad esplorare le diverse dimensioni della vita, per individuare problemi e risorse. La condizione di fragilità, sia essa economica, sociale o legata a disabilità e dipendenze, non è infatti legata alla semplice presenza di un elemento problematico (un licenziamento, una malattia, ecc.) ma alla combinazione di questo elemento con la presenza o meno di risorse personali, sociali e istituzionali che siano in grado di farvi fronte.

Quali dimensioni analizzare, dunque? Provo a nominarle in ordine sparso. Per ognuna di essa, è interessante non solo fare una fotografia ma anche un film, cioè non limitarsi a vedere ciò che c’è adesso, ma inquadrare il presente in una prospettiva storica: come si è arrivati a questo punto? cosa è stato fatto in passato?

> lavoro: chi lavora? come lavora (dipendente? assunto da una ditta o da una cooperativa? a tempo pieno? a tempo indeterminato…)? quali lavori ha svolto in passato?

> situazione economica: chi guadagna? quanto? ci sono altre entrate oltre al reddito da lavoro o alla pensione (assegni invalidità, sussidi sociali, aiuti di familiari e amici…)? ci sono mutui o finanziamenti? ci sono debiti o morosità (affitto, bollette, debiti con familiari e amici…)?

> abitare: c’è? dove si trova (centro, periferia…)? ci sono barriere architettoniche? c’è il riscaldamento? ci sono i servizi igienici? è sovraffollata? ci sono problemi particolari (perdite, muffe…)? è di proprietà? è di edilizia residenziale pubblica? ci sono morosità? c’è uno sfratto e a che punto è?

> fragilità: ci sono membri della famiglia con disabilità fisica, sensoriale o mentale? con tossico/alcooldipendenze o ludopatie? hanno un’invalidità? ci sono persone detenute/agli arresti domiciliari o con precedenti giudiziari? ci sono persone in situazione di non autonomia (anziani o portatori di disabilità)? ci sono figli minori? ci sono entrambi i genitori? c’è conflittualità tra gli adulti? ci sono maltrattamenti/trascuratezza nei confronti dei minori? ci sono provvedimenti dell’autorità giudiziaria? ci sono soggetti interdetti/inabilitati/con amministratore di sostegno?

> risorse: qual è il grado di consapevolezza dei membri familiari? qual è il livello di coinvolgimento? quali disponibilità ci sono? quanto tempo possono dedicare ai membri fragili? quali capacità riflessive e cognitive ci sono?

> servizi: ci sono i Servizi pubblici coinvolti (di base e specialistici)? ci sono soggetti del terzo settore coinvolti? che tipo di interventi sono stati attivati? quale “storia assistenziale” ha il nucleo?

> rete: qual è la rete parentale? e quella amicale? qual è il grado di inserimento nella vita della comunità locale? che tipo di legami sociali ci sono? chi si può attivare per “dare una mano”?

Questi sono i pensieri che ho cercato di ordinare rispetto al tema della valutazione sociale. Ma continuo a sentirmi insoddisfatta del punto a cui sono arrivata, per cui sarò lieta di accogliere suggerimenti di sviluppo. In particolare rispetto al modo di essere il più rispettosa e meno intrusiva possibile.

Fonti immagini: 
* "Scale" by Veronika Karenina from The Noun Project
The Noun Project: thenounproject.com
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