SAD e dintorni

Assistenza domiciliareParlare del SAD può sembrare superfluo, perché è un servizio così diffuso che sembra ormai essere una prassi consolidata.

Io invece penso che sia utile provare a raccontare come attiviamo e gestiamo il servizio, perché proprio da un confronto sulle pratiche, su come vengono implementate, si può costruire un sapere ragionato e condiviso.

Il quadro normativo

La normativa di riferimento per il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) è, a livello nazionale, la l. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” e, a livello di regione Lombardia, la l.r. 3/2008 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. La l. 328 prevede, all’articolo 15 (Sostegno domiciliare per le persone anziane non autosufficienti), che il Fondo nazionale per le politiche sociali finanzi annualmente i servizi a favore delle persone anziane non autosufficienti per “favorirne l’autonomia e sostenere il nucleo familiare nell’assistenza domiciliare alle persone anziane che ne fanno richiesta”.

La legge regionale prevede, all’articolo 17 (Livelli regionali di assistenza e interventi per la non autosufficienza), l’istituzione di un apposito Fondo per la non autosufficienza al fine di favorire l’autonomia e la vita indipendente dei soggetti anche mediante l’assistenza domiciliare. Inizialmente, il SAD è stato disciplinato e attuato sulla base delle indicazioni del Progetto obiettivo anziani 1995-1997 (in allegato a fondo pagina), che definiva i servizi domiciliari che rientravano nel modello a rete dell’assistenza agli anziani. 

Finalità del servizio

Il SAD è il servizio comunale finalizzato all’erogazione di assistenza domiciliare; non è esclusivamente rivolto alla popolazione anziana, ma di fatto viene utilizzato molto da questa fascia di utenza laddove sussistono condizioni di criticità e fragilità.

Il SAD non prevede prestazioni sanitarie o medico-infermieristiche (salvo la prevenzione delle piaghe da decubito e il controllo dell’assunzione dei farmaci), nè interventi specialistici di riabilitazione. Prevedere invece prestazioni socio-assistenziali quali la cura della persona (igiene personale, vestizione, mobilizzazione, deambilazione…), piccoli interventi di governo dell’alloggio (rifacimento del letto, pulizia e sistemazione generale degli ambienti…), facilitazione al mantenimento delle relazioni con il territorio (accompagnamento nel disbrigo di piccole pratiche quotidiane, nelle visite mediche, nelle attività di socializzazione del territorio…), attività di supporto ai caregiver informali (familiari) o formali (badanti).

Lo scopo del SAD è favorire la permanenza dell’anziano al domicilio il più a lungo possibile, ritardando o evitandone l’istituzionalizzazione, nella convinzione che lo stare all’interno del proprio contesto di vita, il mantenere le proprie relazioni sociali significativi e i propri legami con il territorio, sia un buon modo per garantire all’anziano un certo livello di benessere.

E’ bene sottolineare che il SAD punta, per quanto possibile, all’autonomia dell’individuo e del suo nucleo familiare, per cui tende a rinforzare le loro competenze e a non sostituirsi nelle attività da loro svolte; per lo stesso motivo punta sulla responsabilizzazione dell’assistito e disincentiva comportamenti di delega da parte della rete familiare e amicale.

Di norma, il personale incaricato di svolgere il servizio domiciliare è in possesso di qualifica ASA (Ausiliario Socio-Assistenziale ) o OSS (Operatore Socio-Sanitario), mentre l’incarico di coordinamento del servizio viene generalmente svolto dall’assistente sociale comunale.

Il servizio prevede solitamente una compartecipazione dell’utente al costo calcolata in base all’ISEE familiare, con la possibilità di esenzione per alcune particolari situazioni di disagio.

Come viene attivato un SAD?

L’iter di attivazione prevede generalmente questi momenti successivi:

  • colloquio della persona anziana o di un suo familiare con l’assistente sociale comunale per presentare la situazione ed eventualmente già richiedere il servizio. Nel corso di questo colloquio l’a.s. deve da una parte leggere il bisogno, al di là della richiesta esplicitata, dall’altra fornire informazioni sul servizio richiesto. Poichè generalmente il SAD è riservato ad anziani in condizione di limitata autosufficienza e con una rete familiare/amicale inadeguata o eccessivamente gravata dal carico assistenziale, nel corso di questo colloquio l’a.s. dovrà approfondire in particolare questi aspetti, avendo presente che il servizio è adeguato per quelle situazioni che necessitano di un sostegno limitato, verosimilmente non più di un paio di ore al giorno per i casi più bisognosi. Qualora la situazione sia più compromessa e necessiti un intervento più significativo sia in termini di ore che di prestazioni, è bene restituire il dato alla famiglia, invitandola a prendere in considerazione delle soluzioni diverse (CDI, RSA, badante…). Tendenzialmente, se la situazione dell’utente appare palesemente fuori target rispetto agli obiettivi del servizio già nel corso del colloquio, si condivide con la famiglia la necessità di trovare soluzioni alternative e non si procede oltre. Al fine di poggiare la propria valutazione su criteri che siano omogenei per tutti i casi, lcuni assistenti sociali utilizzano strumenti di rilevazione quali il BINA (Breve Indice Non Autosufficienza) o altri costruiti ad hoc per misurare non solo la condizione del soggetto ma anche della sua rete sociale.
  • presentazione della richiesta scritta redatta dalla persona anziana o da un suo familiare, corredata di ISEE qualora la tariffazione sia per fasce. Per dare inizio all’iter amministrativo, infatti, occorre chiedere al cittadino di formulare una richiesta e di metterla per iscritto; come tutti i documenti in entrata, tale richiesta andrà protocollata. Il modulo di richiesta del servizio può essere fornito dall’a.s. nel corso del colloquio oppure può già essere stato fornito dal personale amministrativo cui la persona si è rivolta per fissare il colloquio (in questo caso, l’utente porta al colloquio il modulo già compilato). 
  • visita domiciliare dell’assistente sociale. Dopo aver raccolto le informazioni principali nel corso del colloquio, l’a.s. si reca al domicilio dell’utente per conoscere il suo ambiente di vita, rendersi conto personalmente delle limitazioni della persona e dell’ambiente domestico e per incontrare direttamente l’anziano, nel caso in cui il colloquio in ufficio sia stato svolto con un familiare. Questa può anche essere l’occasione per ritirare il modulo di richiesta del servizio, agevolando così il cittadino che non deve tornare appositamente in comune.
  • valutazione dell’assistente sociale rispetto all’accoglibilità della richiesta. Il colloquio e la visita domiciliare dovrebbero aver fornito elementi sufficienti per valutare il livello di autosufficienza dell’anziano e le risorse presenti nella sua rete familiare e amicale; con questi elementi, l’assistente sociale valuta l’opportunità o meno di attivare il servizio.
  • restituzione della valutazione alla famiglia e comunicazione scritta, sia nel caso in cui l’a.s. valuti negativamente la richiesta che nel caso in cui l’accolga. Nel secondo caso, stesura del Progetto di Assistenza Individualizzato (PAI) d’accordo con l’utente e la famiglia. Nel PAI vengono indicate dettagliatamente le attività in cui si concretizzerà il servizio, il personale incaricato, i giorni e gli orari, la durata e il costo.
  • eventuale presentazione dell’ASA incaricata del servizio.
  • inzio del servizio.

Una volta che il servizio è cominciato, l’assistente sociale comunale mantiene un ruolo di coordinamento del servizio attraverso équipe periodiche con le ASA incaricate dell’assistenza, così da seguire l’evoluzione dell’intervento. Possono essere previsti anche incontri di monitoraggio al domicilio dell’utente che, nei casi non problematici, avranno una periodicità piuttosto ampia (ad esempio annuale). Ovviamente, l’assistente sociale è disponibile a incontrare utente e famiglia nel caso in cui ci siano problemi particolari o si avverta la necessità di introdurre dei cambiamenti nel PAI. L’ufficio dei servizi sociali (tendenzialmente il personale amministrativo) provvede mensilmente a inviare al domicilio la fatturazione del servizio.

Alcuni riferimenti bibliografici sull’argomento:

NNA, Non Autosufficienza. L’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia. 4° Rapporto, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2012 (pdf).

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