Povertà: il puzzle del welfare italiano

Money by Castor & Pollux from The Noun Project

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La più classica delle richieste che il cittadino porta al servizio sociale comunale è quella di sostegno economico. Bollette insolute, rette non pagate, affitti a cui non riesce a far fronte… quando i soldi non bastano si prova ad “andare in Comune”.

Come operatrice comunale, ho sempre sentito il bisogno di capire il quadro di riferimento, per riuscire a collocare sia la richiesta dell’utente che la risposta del Servizio.E mi sono chiesta quali sono le misure di sostegno al reddito che lo stato italiano mette in campo, e per chi. Ho quindi scoperto che non c’è una vera e propria politica di sostegno al reddito o -se preferite- di contrasto alla povertà, ma ci sono mille interventini parziali e limitati, ciascuno di entità economica esigua e rivolto a una sua propria platea di destinatari, ovviamente con tempi e regole d’accesso di volta in volta differenti.

Un ginepraio di possibilità che, per essere colte, devono prima essere conosciute. E allora provo a raccontarvele. Distinguendo innanzitutto tra previdenziali e assistenziali.

come orientarsi?

Prestazioni economiche previdenziali

Erogate ai lavoratori e ai loro familiari a conclusione della vita lavorativa (pensione) o in presenza di particolari situazioni durante la vita lavorativa (ammortizzatori sociali), esse sono:

  • Pensioni e rendite
  • Liquidazioni di fine rapporto
  • Indennità per malattia temporanea e per maternità
  • Indennità di disoccupazione
  • Assegno di integrazione salariale
  • Assegni familiari
  • Altri assegni e sussidi

Prestazioni economiche assistenziali

Erogate ai cittadini in condizione di bisogno, esse sono:Aiuto economico

Oltre a queste misure previste dalla normativa nazionale esistono prestazioni economiche erogate dai comuni secondo tipologie e modalità stabilite da ogni ente e perciò diverse – anche sensibilmente – da comune a comune; esse comprendono sia contributi economici erogati direttamente agli utenti, sia pagamenti effettuati a soggetti terzi per fornire servizi agli utenti.

Se questi sono stati i principali interventi in tema di lotta alla povertà, è evidente che il nostro Paese non garantisce ai propri cittadini un sistema completo di diritti assicurati in caso di bisogno. “Nel loro complesso le politiche pubbliche non riescono sostanzialmente a migliorare le condizioni di vita delle persone deboli. ..[…] La spesa pubblica italiana è sbilanciata su pensioni e sanità ….[…] mentre il resto è a carico della famiglia che reagisce con i trasferimenti intergenerazionali” (Baldini M. in Welfare oggi 4/2012).

Le politiche contro la povertà in Italia non si sono mai sostanziate in un insieme di interventi organico, nè tantomeno universale. Negli ultimi quindici anni, l’innovazione più interessante è stata il Reddito Minimo d’Inserimento, introdotta come sperimentazione nel 1998 e terminata nel 2002.

Nel 2008 è stata introdotta la Social card, una carta di debito ricaricata ogni due mesi con una cifra fissa (40€) da utilizzare per acquistare generi alimentari e per pagare bollette di servizi pubblici, ma si tratta di una misura che presenta tre limiti importanti: l’importo erogato è troppo basso per essere significativo in situazioni di povertà, la platea di beneficiari è eccessivamente ristretta e non è il sostegno economico non è affiancato da un’offerta di servizi contro il disagio (Gori C. e Madama I., “Un bilancio della seconda repubblica” in Welfare oggi, n. 1/2012, Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli). Dal 2012 è stata prevista la sperimentazione di una nuova social card, ma sembrano ancora presenti numerose difficoltà di attuazione (leggi l’appello al Governo di Caritas e Save the chiliden).

Questo è il quadro. Un po’ desolante, per la verità. Ovviamente per il cittadino, ma anche per il Comune. Perché, non potendo contare su prestazioni economiche significative da parte dello Stato o della Regione, indovinate a quale livello istituzionale si rivolge il cittadino? Ma il Comune riesce a gestire queste richieste? ne riparleremo!

Alcuni riferimenti bibliografici sull’argomento

– Gori C. e Madama I., “Un bilancio della seconda repubblica” in Welfare oggi, n. 1/2012, Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli (indice rivista).
– Baldini M., “La povertà, un male che passa dalle politiche di welfare” in Welfare oggi 4/2012, Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli (indice rivista).

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3 thoughts on “Povertà: il puzzle del welfare italiano

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