Housing first: partire dalla casa per contrastare la marginalità

noun_428923_ccGli assistenti sociali che lavorano nei comuni o nei servizi specialistici si trovano spesso di fronte a situazioni di adulti emarginati, cioè ai margini di quelle dimensioni che contribuiscono alla definizione di un’identità personale: il lavoro, la famiglia, gli amici, la casa, la salute. Come si arriva a scivolare progressivamente in questo baratro di legami rarefatti e povertà diverse? Questa domanda mi intriga e ho già provato a ragionarci, trovando utili alcuni concetti come “rotture biografiche“, “adattamento per rinuncia” e “desaffiliation” (leggi Persone senza dimora e abbandono delle appartenenze).

noun_663745_ccPiù trovo le parole giuste e le categorie mentali per capire queste persone, più mi rendo conto di come il nostro welfare stenti a trovare delle proposte efficaci per dar loro una mano. Le politiche di sostegno al reddito sono un puzzle di difficile ricomposizione (Povertà: il puzzle del welfare italiano), con il risultato paradossale che per riuscire a farlo occorrono buone capacità e competenze… ma non stavamo parlando di persone in difficoltà?  (Chi ricompone i frammenti di welfare?).

E poi c’è sempre il problema di chi resta fuori. Di chi non rientra nelle categorie del nostro welfare settoriale e parcellizzato: di chi è troppo giovane per la pensione di vecchiaia ma troppo vecchio per trovar lavoro, troppo in forma per l’assegno di invalidità civile ma troppo compromesso per un inserimento lavorativo, chi non ha figli o li ha troppo grandi per i vari assegni… O di chi ha i requisiti ma arriva troppo tardi!

noun_544082_ccMa anche ad avere delle buone politiche di sostegno al reddito, non basterebbe. Perché il problema non ha una sola dimensione. I soldi sicuramente sono necessari per vivere, ma abbiamo tutti in mente situazioni in cui i soldi ci sarebbero anche, il problema è come vengono spesi. Oppure non ci sono, ma la loro assenza è innanzitutto un sintomo di malessere, più che una causa: non ci sono perché quella persona non è in grado di reggere un lavoro, non riesce a stare dentro un contesto produttivo con delle regole da rispettare e delle persone con cui relazionarsi. Quindi occorrerebbero anche politiche attive per il lavoro per accompagnare le persone in modo graduale.

E poi c’è tutto il tema dell’abitare. Che significa sicuramente avere un tetto sopra la testa, ma anche avere le risorse economiche per mantenerlo e le risorse umane per gestirlo: pagare l’affitto e le bollette, fare la spesa, arredarlo, tenerlo in ordine…

Tradizionalmente, le politiche di contrasto alla grave marginalità adulta hanno proposto percorsi a scalini (dal marciapiede al dormitorio, alle comunità, ai gruppi appartamento) per arrivare alla reintegrazione sociale dei senza dimora. noun_428919_ccUltimamente, si sta facendo largo un approccio che ribalta diametralmente le cose: è l’housing first. Questo approccio parte dal traguardo, assegnando subito una casa e partendo da lì per costruire un percorso di riappropriazione delle varie dimensioni di benessere individuale. L’housing first è stato introdotto in Italia dalla fio.PSD, che ha anche creato un network #housingfirstitalia. Negli ultimi anni sono state messe in campo diverse sperimentazioni, con esiti incoraggianti (esempi? vedi Housing first Sicilia, vedi come sono andati i primi due anni di Housing first in Emilia Romagna, in particolare a  Rimini).

Se è vero che la condizione di disagio abitativo che connota le persone in condizione di marginalità è la parte determinante di una più ampia situazione di povertà estrema, allora ha senso partire da quella per intervenire poi anche sul resto.

Qualunque persona senza dimora che chiede aiuto è quindi considerata di per sé portatrice di un bisogno indifferibile ed urgente, determinato dall’esigenza di essere collocata quanto prima in una sistemazione alloggiativa adeguata, dalla quale ripartite per la realizzazione di un percorso personalizzato di inclusione sociale

(Linee guida per il contrasto alla grave emarginazione adulta, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, a cura della fio.PSD)

Che cosa significa per un assistente sociale che lavora all’interno di un ente locale o di un servizio di salute mentale o per le dipendenze? Anche qui le linee guida danno indicazioni importanti.

noun_463841_ccCon la persona, significa lavorare in un’ottica multidimensionale, abbandonando una logica progressiva, definita a priori da un progetto educativo standardizzato, per adottare una logica individualizzata, in cui si condivide con ciascuno quale sarà il suo progetto educativo e quali risorse e servizi verranno attivati.

noun_566403_ccSignifica inoltre lavorare insieme ad altri operatori, creando un’équipe multidisciplinare che possa accompagnare la persona nel suo percorso. Io aggiungo anche che sappiamo bene che i piccoli comuni hanno una struttura organizzativa minima, che non di rado prevedere la presenza di un solo operatore sociale, l’assistente sociale. Ma non è necessario che l’équipe sia tutta interna: si possono (devono?) creare équipe temporanee con educatori, psichiatri, psicologi mettendo in rete non solo gli altri servizi pubblici che hanno in carico la persona, ma anche gli operatori del privato sociale che hanno competenze in materia. Penso agli operatori delle strutture di accoglienza ma anche agli educatori di quelle cooperative che si occupano appunto di progetti di housing.

noun_305221_ccInfine, lavorare in un’ottica di housing first significa promuovere lavoro di comunità, trovando alloggi disseminati sul territorio (per evitare di avere concentrazioni territoriali di persone in stato di disagio) e identificando le risorse attive sul territorio (gruppi di volontariato, associazioni, luoghi del tempo libero…) che possano essere fruite dalle persone in condizione di marginalità, consentendo loro trovare contesti accoglienti al di fuori delle proprie case. Un esempio di ricerca di alloggi sul territorio? Quello che fanno a Milano.

Sicuramente è un ribaltamento di paradigma. Ma io vedo che in tanti territori si sta cominciando a percorre queste nuove strade, che sembrano essere più rispettose dei diritti delle persone e più promozionali nei confronti delle loro potenzialità.

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