Come minimo un reddito per tutti

128310-ldCome minimo un reddito per tutti“: questo era il titolo del convegno organizzato e poiché richiamava una bellissima copertina di “Internazionale” mi sono iscritta immediatamente. Anche se sapevo che avrei dovuto portarmi al seguito il mio poppante di un mese e mezzo: ma non si è mai troppo piccoli per le rivoluzioni, giusto?
Perché quella del reddito di inserimento è proprio una rivoluzionedi cui sono diventata quasi senza accorgermene una pasionaria… Non avrei immaginato di condividere così a fondo il senso di questo intervento di politica sociale, ma anni di studio e di esercizio della professione mi hanno convinta (ne ho anche scritto in questo post). E quindi ho caricato il mio piccolo in auto e sono andata a Milano, per sedermi nuovamente tra i banchi dell’Università degli Studi della Bicocca.

Proud2Be_2017Lì dei giovani studenti e colleghi, riuniti nell’associazione In-Formazione, avevano organizzato questo bellissimo convegno invitando niente di meno che Cristiano Gori, cioè la persona che ha reso possibile che anche l’Italia si dotasse finalmente di qualcosa di simile al reddito di cittadinanza.

Ho apprezzato così tanto il suo intervento che non posso che riproporre i contenuti più significativi*, così che altri ne possano godere. Anche perché le cose che ha raccontato contengono delle lezioni preziose per chi si occupa quotidianamente di sociale.

IMG_2637Il cammino dell’Alleanza

Il suo intervento è cominciato con il racconto di come è nata l’Alleanza contro la povertà. Gori è un professore universitario e, da bravo studioso, si è posto la domanda: come mai tutti sanno che cosa sarebbe giusto fare contro la povertà ma nessuno è mai riuscito a fare qualcosa?
Lui ha individuato principalmente due motivi:

  1. perché non c’è rappresentanza politica degli enti che si occupano di povertà (e tanto meno c’è rappresentanza delle persone povere)
  2. perché non c’è una proposta concreta che unisca il sapere scientifico e quello pratico

La cosa interessante è che non si è limitato a coccolare queste idee all’interno del mondo accademico, ma ha voluto usare le sue intuizioni per provare a cambiare le cose. E ci è riuscito.

FASE 1 – Per prima cosa, si è dedicato ad un sapiente lavoro di tessitura per mettere in rete tutti quei soggetti che, a vario titolo, si occupano di povera gente. In un Paese di campanilismi e particolarismi, nel 2013 Gori è riuscito a costruire l’Alleanza contro la povertà mettendo insieme la CGIL e i barellieri di Lourdes, Save the Children e le dame di San Vincenzo, la Caritas, la Conferenza delle Regioni, ecc. ecc. ecc… (qua l’elenco completo dei soggetti che compongono l’Alleanza).

Lezione n° 1: il lavoro di rete è possibile (e necessario)

Noi assistenti sociali ci diciamo continuamente della necessità di fare lavoro di rete, probabilmente più spesso di quanto lo facciamo.
Ecco, il lavoro di rete è questa cosa qua: riuscire a riunire sotto un unico ombrello soggetti con tradizioni, valori e ruoli diversi ma che condividono un obiettivo di fondo comune, facendo capire loro che solo se si metteranno insieme porteranno a casa ciascuno il proprio risultato.

FASE 2 – Una volta costruito un soggetto unitario, e quindi con sufficiente massa critica per portare avanti un’azione di advocacy significativa, Gori si è dato da fare perché venisse creata una proposta concreta. Ha coordinato un gruppo scientifico di esperti che, in costante confronto con i referenti delle diverse realtà dell’Alleanza, ha costruito la proposta del Reddito di Inclusione Sociale (ReIS).

Lezione n° 2: dopo il dire, il fare

E’ fondamentale teorizzare e condividere ragionamenti. Ma per cambiare le cose occorre tradurre i massimi sistemi in proposte concrete, individuando procedure, meccanismi, risorse economiche sufficienti per far camminare le idee. Si devono individuare soluzioni e compiere scelte precise, anche se questo espone inevitabilmente alla critica. Ma a che serve tener pulite le mani se si tengono in tasca? don Milani docet…

E’ così, l’Alleanza contro la povertà ha cominciato a frequentare gli ambienti del Governo e nel 2015 è riuscita ad ottenere delle risorse strutturali e delle leggi delega che hanno introdotto prima il SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva) e poi il ReI (Reddito di Inclusione).

Poiché ogni legge delega ha bisogno dei successivi decreti attuativi per essere definita nei particolari, il 14 aprile 2017 l’Alleanza ha chiesto al Governo di firmare un Memorandum in cui si assume degli impegni precisi rispetto ai contenuti di questi decreti.
Poteva festeggiare l’approvazione della legge delega e riposarsi, almeno un attimo, sugli allori. Invece l’Alleanza non ha mollato la presa e ha immediatamente posto dei paletti all’azione del Governo, così da mettere al sicuro il risultato da raggiungere.

Lezione n° 3: occorre presidiare i processi

Per portare avanti un vero cambiamento non bisogna allentare la tensione dopo i momenti clou, perché sono proprio i giorni successivi quelli in cui si definisce il corso degli eventi. Le dichiarazioni di intenti non bastano, quindi si dev’essere vigili per ottenere la loro concreta attuazione.

Il contesto particolare

Gori ha proseguito il suo intervento spiegando che l’Alleanza ha raccolto l’eredità di almeno 20 anni di riflessioni e richieste in materia di politiche contro la povertà, ma è nata in questo particolare momento storico anche perché a trovato un contesto insolitamente favorevole. Questo è avvenuto a causa di diversi fattori:

  • la crisi economica ha determinato un ampliamento della povertà oltre i confini tradizionali, interessando anche il nord, i lavoratori, i giovani, le famiglie con figli
  • per la prima volta un movimento politico (M5S) ha messo al centro del proprio programma il reddito di cittadinanza, costringendo anche gli altri partiti ad interessarsi al tema
  • nel Governo ci sono stati interlocutori particolarmente sensibili al tema, quali il ministro del welfare Poletti e il sottosegretario Nannicini
  • il nuovo Papa ha inserito in agenda i temi sociali (povertà, disuguaglianza, giustizia sociale…)
  • i sindacati hanno deciso di occuparsi anche delle persone escluse dal mercato del lavoro
  • i soggetti tradizionalmente impegnati nella solidarietà internazionale (Action Aid, Save the Children…) hanno cominciato ad occuparsi anche della povertà italiana

Tutti questi elementi hanno contribuito a creare un terreno fertile per la creazione dell’Alleanza contro la povertà e per l’approvazione delle sue proposte.

Il ReI

Gori ha poi descritto nel merito il Reddito di Inserimento, affermando che è una grande conquista ma non è ancora il meglio possibile. Purtroppo è ancora una volta una misura categoriale, cioè rivolta a determinate categorie di cittadini. Sarebbe bastato indicare una soglia ISEE per identificare la platea dei poveri da sostenere e invece sono state introdotte ulteriori restrizioni volte a ritagliare specifici sottogruppi di poveri (quindi non tutte le famiglie con un certo ISEE potranno beneficiare del ReI, ma solo quelle che hanno figli minori, una persona con disabilità grave, una donna incinta, ecc.).

D’altra parte, il ReI ha alcuni aspetti particolarmente innovativi:

  • è un intervento strutturale, cioè finanziato in modo stabile e continuativo
  • non prevede una mera erogazione monetaria ma anche dei servizi alla persona
  • per l’implementazione dei servizi alla persona è prevista una specifica linea di finanziamento che attinge a risorse strutturali
  • oltre all’ISEE, considera l’ISR (Indicatore della Situazione Reddituale) e quindi è sensibile alle disuguaglianze territoriali (infatti l’ISR risente del costo dell’abitare, che è una variabile che varia molto a seconda dei territori)

Inoltre, la legge delega prevede che il Governo definisca i livelli essenziali delle prestazioni sociali. Sulla necessità che questo avvenga ho già scritto un post… speriamo che sia la volta buona.

Infine… un rilancio

Gori ha concluso l’intervento auspicando che la misura cresca fino a diventare veramente universalistica (non più solo per alcune categorie) e che sia sempre più incisiva nel favorire l’inclusione sociale.
Ha anche ammesso che rappresenta una grande sfida per il welfare locale: con quali strumenti e modalità i servizi sociali accompagneranno i beneficiari del ReI? E’ ancora tutto da definire e ci vorranno anni di lavoro e di aggiustamenti in itinere.

E noi assistenti sociali che cosa vogliamo fare, raccogliamo la sfida?

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* Ovviamente la responsabilità di quanto riporterò di seguito è solo mia.

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